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Senza dimora, carcerati, prostitute: tagli alle spese per il sociale da parte della Regione Veneto
Luglio 2010
Il Parlamento europeo ha proclamato il 2010 “Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” e la Regione Veneto, con la DGR 156 del 26 gennaio 2010, ha approvato il programma regionale denominato “Reti e strategie condivise per l’inclusione sociale” che promuove nell’anno in corso una serie di eventi ed attività sul tema.
![]() Buoni Pasto: 120 richieste ogni mese
Il servizio di consegna di buoni pasto mensili, da consumare presso le cucine economiche popolari, è tra le più antiche opere segno della Caritas diocesana. Si svolge l'ultimo lunedì e l'ultimo mercoledì di ogni mese nell'ufficio di via Bonporti 8 a Padova, dalle ore 9 alle ore 10.30. In una linea operativa di collaborazione e di spartizione di compiti tra realtà, alla Caritas diocesana spetta la distribuzione dei buoni ai cittadini italiani, a quella Antoniana la distribuzione agli stranieri. «Il 60 percento delle persone che si rivolgono al nostro sportello adducono come motivazione la mancanza di lavoro - spiega suor Maria Cristina Ripamonti, vicedirettrice della Caritas diocesana di Padova e referente dello sportello buoni pasto - Cosa che non permette di mantenere e pagare una casa e le sue utenze e via via conduce in un vortice di mancanze e assenze nelle altre sfere del vivere quotidiano, non ultima la necessità di un posto in cui mangiare e di qualcuno che aiuti a pagare i pasti». Gli italiani, spiega la responsabile, prima di bussare allo sportello Caritas tentano sempre altre strade: la rete parentale, gli amici. Solo se non trovano alcun sostegno giungono in via Bonporti. In maggioranza si tratta di uomini tra i 50 e i 65 anni, con particolare difficoltà a trovare risorse per uscire dalla propria situazione di disagio; molti sono conosciuti e seguiti dai servizi sociali. «Possiamo scorgervi due anime - prosegue suor Ripamonti - Vi è chi si trova nella marginalità da anni e chi ci spiega di aver perduto l'alloggio, e di conseguenza il resto, temporaneamente e pare possa presto riscattarsi. Per alcuni avviene veramente». Le donne si calcolano sul 10-15 percento degli utenti complessivi: sono per lo più in situazione di disagio psichico e non in grado di farsi da mangiare da sole, qualcuna è tossicodipendente. I buoni pasto distribuiti mensilmente sono circa 120; da quando è in atto la crisi economica qualche numero in più si è visto. Il previsto azzeramento dei finanziamenti regionali potrebbero gravare molto sulla situazione di queste persone? «Temo che, se avverranno, si ripercuoteranno su chi è già escluso dalle attività lavorative per motivi di disagio o per mancanza di qualifiche - aggiunge la referente - Penso ai progetti di borse lavoro, di inserimento facilitato nel mondo professionale: spesso l'unico modo per entrare nel mercato per le persone più in difficoltà. Con la mancanza di fondi, se tali progetti venissero soppressi, immagino ancora più difficile combattere il disagio, creare circuiti di aiuto». L'ottica della Caritas diocesana rimane quella di contribuire a rendere autonoma la persona, di facilitare l'uscita dall'assistenzialismo. «Noi siamo presenti e vicini a chi ha bisogno, stiamo a fianco nel periodo di difficoltà, poi diamo fiducia alle persone e confidiamo nelle loro risorse - conclude la vicedirettrice - Se vediamo che godono di qualche aiuto, che il loro Isee è alto, ci confrontiamo con i servizi sociali e proviamo a farli proseguire autonomamente. Ritenendolo un valore, cerchiamo di educare le persone a saper badare a loro stesse». “Il fine di queste attività è quello di promuovere un rinnovato modello di Welfare - viene riportato nel programma regionale - dove solidarietà e valori sociali, coniugati alla centralità della persona, considerata all’interno del proprio contesto relazionale, rappresentano un paradigma strategico e operativo, che connota il sistema dei Servizi Sociali. Il programma regionale potrà essere oggetto di implementazione e sviluppo, mediante la valorizzazione di reti di parternariato con soggetti istituzionali e del terzo settore: il coinvolgimento di nuovi attori e l’eventuale impegno di spesa per le attività saranno oggetto di ulteriori atti”. Ma di fronte al bilancio regionale 2010 la Caritas diocesana di Padova, unitamente a una trentina di altre realtà operanti nel Veneto in campo sociale, ha stilato un documento condiviso di riflessione: nel bilancio, infatti, sono stati operati pesanti tagli alle spese per il sociale, in particolar modo è previsto l'azzeramento dei capitoli di spesa per gli ambiti di grave marginalità. Il gruppo di enti verrà ricevuto in questi giorni dalla Quinta commissione permanente del Consiglio regionale del Veneto per discutere di tali tagli e delle loro ripercussioni e per presentare la proposta di istituire un coordinamento interistituzionale e interassociativo con i comuni capoluogo del Veneto. Scrivono gli operatori del terzo settore: «La citata deliberazione non affronta con concretezza il grave problema della marginalità sociale né quello della povertà estrema, anzi, nel bilancio regionale 2010 con la Legge regionale 16 febbraio 2010, n. 12 (BUR n. 15-1/2010) sono stati operati pesanti tagli alle spese per il sociale e, tra questi, sono stati azzerati i capitoli U0165-cap. 100766 (Azioni regionali per il potenziamento dei servizi destinati alle persone che versano in situazioni di povertà estrema e senza fissa dimora), U0165-cap. 61470 (Interventi regionali in materia penitenziaria) e U0148-cap. 61460 (Interventi a tutela e promozione della persona per contrastare l’abuso e lo sfruttamento sessuale)». I casi legati a situazioni di estrema povertà derivati dal perdurare della crisi economica, aggiungono ancora gli operatori, sono aumentati anche nella nostra regione. I tagli, inoltre, porteranno numerose associazioni e cooperative del privato sociale a dover chiudere vari servizi per la mancanza di finanziamenti, aggravando ulteriormente il problema della disoccupazione giovanile. Ecco i dati riportati nel bilancio: se il capitolo spese per la povertà estrema e i senza dimora prevedeva nel 2008 finanziamenti pari a 532 mila euro e nel 2009 a 350mila, nel 2010 gli euro sono 0; per la materia penitenziaria nel 2008 sono stati stanziati 475mila euro, nel 2009 400 mila, nel 2010 sono previsti euro 0; per l'abuso e lo sfruttamento sessuale nel 2008 gli euro sono stati 342mila, nel 2009 150 mila, nel 2010 saranno 0. «In questi anni, in uno spirito di collaborazione, di sperimentazione e di integrazione di modalità operative, su tali tematiche si sono costruite reti operative che hanno dimostrato un’importante efficacia come opportunità di emancipazione da condizioni di grave emarginazione e sfruttamento: dalla formazione e reinserimento sociale dei detenuti, all’accoglienza di persone senza dimora, di vittime di sfruttamento della prostituzione - continua il testo - Queste azioni sono state rese possibili grazie al contributo economico della regione e degli enti locali titolari dei progetti, grazie al lavoro degli operatori sociali degli enti locali, delle organizzazioni del privato sociale e della Caritas, e grazie anche al supporto di numerosi volontari che hanno permesso di realizzare interventi di qualità contenendo anche i costi. Un modello di intervento di riferimento a livello nazionale ed europeo, che rischia di essere distrutto di conseguenza all’azzeramento dei fondi per la grave emarginazione». «Se non ci sarà un assestamento del bilancio regionale che riconsideri e recuperi i capitoli di spesa cancellati, avremo una pesante ricaduta per i servizi dedicati alle persone senza dimora e alla grave emarginazione - aggiunge Daniele Sandonà, presidente della cooperativa Cosep, che si occupa di questa problematica - I fondi distribuiti ai comuni capoluogo di provincia a Padova hanno permesso la progettualità relativa all’accoglienza invernale delle persone senza dimora che solitamente sono fuori, in strada, e non accedono ai servizi strutturati. Ma hanno anche permesso interventi minimi di “prevenzione”, riorientamento e reinserimento socio-lavorativo. I servizi per le persone senza dimora non sono solo di assistenza e cura, ma riguardano anche la sicurezza dei cittadini e della comunità; se riusciamo ad agganciare, supportare e coinvolgere tali persone con interventi dedicati alla loro salute diminuiremo accessi impropri al pronto soccorso con minori spese per tutti. Siamo persone e cittadini che vivono in una comunità, siamo responsabili ognuno del benessere dell’altro. Dobbiamo riuscire a promuovere il benessere di tutti, solo così tutti potranno stare meglio». Dall'associazione Gruppo operatori carcerari volontari, il volontario Giorgio Pietrogrande riprende: «Le nostre spese prevedono per lo più l’acquisto di vestiti, occhiali, sostegni ortopedici per i reclusi della casa circondariale e del carcere penale; poi le spese di gestione, manutenzione e di custodia della casa “Piccoli Passi”, da noi gestita per ospitare temporaneamente chi gode di permessi premio. Godiamo dei finanziamenti del comune, del centro servizi per il volontariato, della Caritas, di privati cittadini; i contributi della regione si assestano intorno al 15-20% del totale, per circa 3 mila euro l'anno. Ma nella ristrettezza generale dei mezzi, risultano importanti e non andrebbero persi». Barbara Maculan, presidente di associazione Mimosa, sottolinea: «Per noi che ci occupiamo di vittime di tratta e sfruttamento sessuale, l’azzeramento dei fondi significherebbe far saltare il servizio dell’unità di strada, con tutte le implicazioni conseguenti. I nostri operatori accompagnano chi si prostituisce a fare controlli igienico-sanitari: spesso si tratta di persone non hanno il permesso di soggiorno o che non conoscono i loro diritti tutelati, non sanno che possono accedere ugualmente alle strutture mediche, con derive sulla storia sanitaria di tutta la popolazione. L'unità di strada è agente facilitatore dell'emersione dello sfruttamento. Gli operatori sono un’antenna nel territorio che intercetta i bisogni; una mansione legata anche alla sicurezza, all'incolumità dell'intera popolazione: senza di loro i criminali hanno maggiori possibilità di rimanere in loco a delinquere. Poi hanno il compito di moderare le tensioni tra chi si prostituisce e gli abitanti dei quartieri, monitorano il fenomeno e organizzano iniziative di sensibilizzazione sui giovani, potenziali clienti. Senza di loro la prevenzione primaria viene saltata». Cinzia Agostini (Caritas Padova)
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Data di pubblicazione: Giovedì 22 Luglio 2010 Ultima modifica: Giovedì 22 Luglio 2010 |
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